L’arte del potere o sacralità del potere- Oreste Bazzichi -Nepi 3 settembre 2011

 Sono convinto dell’assunto che l’aura della sacralità ha sempre circondato il potere.

Due sono i tuffi nel passato (non esiste presente e futuro senza passato!) che più di tutti mi hanno convinto dell’assunto.

  1. 1.     La regalità del potere (in origine era sacro) di Samuele 1, 8ss.

Nell’Antico Testamento si narra (circa 3500 anni fa) che gli ebrei, stanchi di non avere una guida politico-sociale permanente e di prestigio, chiedono al profeta Samuele di intercedere presso il Signore affinché prescelga un re. Il profeta li mette sull’avviso che avere come autorità suprema un re significa assoggettarsi a tante rinunce: lavorare per lui, affidargli mogli e figlie, schiavi e schiave, ecc. e metterà sui vostri beni e voi stessi diventerete suoi schiavi. Una volta che avrete sperimentato queste negatività, non potrete tornare indietro perché il Signore non vi ascolterà. Ma il popolo di Israele non lo ascoltò e così Samele unse la testa di Saul, dicendo: “Ecco il Signore ti ha unto capo sopra Israele suo popolo”. Da qui nasce il linguaggio e l’azione della sacralità del potere nel mondo occidentale. Il rito si ripeterà nel Medioevo, giungendo a provocare la grande battaglia “ideologica” e persecutoria nel XIII – XV secolo tra Papato e Impero sulla plenitudo potestatis, i cui attori principali furono i francescani (Ubertino da Casale, Gugliemmo d’Ockham, Michele da Cesena, sostenuti e protetti da Ludovico il Bavaro) e  Papa Giovanni XXII, che sosteneva la pienezza dei poteri (spirituale e temporale) nelle sole mani del Pontefice.

Inviolabilità del potere in quanto discendenza divina.

  1. 2.     Allegoria del buon governo di Ambrogio Lorenzetti nelle prediche di S. Bernardino da Siena.

Sulle qualità dell’uomo politico e di governo S Bernardino da Siena (1380-1444) dedica la lunga predica del 1 settembre 1427 sul “buon governo”, facendosi guidare dall’affresco di Ambrogio Lorenzetti sull’allegoria del buon governo, che l’artista realizzò tra il 1337 e il 1339 nella sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena. Il discorso politico di S. Bernardino è rivolto sia ai Priori della Signoria, sia al popolo, che nella Repubblica senese avevano bisogno entrambi  di conoscere diritti e doveri.

In Alto dell’affresco, si trova una figura di donna incoronata, che rappresenta la Sapienza divina. Nella mano destra tiene una bilancia, con i due piatti in perfetto equilibrio, sui quali due angeli amministrano i due rami della giustizia secondo la tradizione aristotelica: la giustizia commutativa e quella distributiva. La bilancia è amministrata da un’altra bellissima donna, la Giustizia, sul cui capo si legge la scritta: Diligite justitiam, qui judicatis terram ( amate la giustizia voi che governate la terra). Dai due angeli partono due corde che si riuniscono per mano di un’altra bellissima donna, la Concordia, diretta conseguenza della Giustizia e seduta anch’essa su una sedia e con in grembo una pialla, simbolo di uguaglianza e livellatrice dei contrasti. La corda è tenuta in pugno da 24 cittadini allineati a fianco della Concordia e simboleggianti la comunità di Siena in tutte le sue espressioni sociali e professionali (amministratori, operai, mercanti, ecc.). Al termine del corteo c’è un vegliardo che siede sul trono: nella mano destra porta il comune di Siena, attorniato da quattro donne, che rappresentano le quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) e sul capo altre tre figure tradizionali di donne, che rappresentano le virtù teologali (fede, speranza e carità). La corda simboleggia l’unione tra la Sapienza, la Giustizia, la Concordia e il governo del comune, che esercita il potere ispirandosi alle virtù teologali e praticando le virtù cardinali.

Sono cambiati i tempi e le circostanze e la piccola Repubblica senese, ma il messaggio morale di S. Bernardino agli uomini politici, agli amministratori della cosa pubblica, rimane sostanzialmente intatto, come rimane intatta la splendida e significativa espressione artistica del Lorenzetti.   

 

Oreste Bazzichi

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